C'è un momento nella vita di molte famiglie italiane in cui la scelta dell'università smette di essere solo una questione accademica e diventa brutalmente economica. Succede quando si inizia a calcolare quanto costa davvero mandare un figlio a studiare in un'altra città. Non solo le tasse universitarie — quelle, almeno, sono prevedibili — ma l'affitto, le bollette, il cibo, i trasporti, i libri. Il conto che emerge da questi calcoli, in molte città italiane, è sempre più difficile da sostenere.
Nel 2026, studiare fuori sede è diventato un privilegio. Non nel senso romantico del termine — la libertà, la crescita, l'indipendenza — ma nel senso economico più crudo: una possibilità accessibile sempre più in funzione del reddito familiare, e sempre meno del merito.
I numeri che nessuno mette insieme
Prendete Milano. Una stanza singola nel capoluogo lombardo costa in media 732 euro al mese, picco nazionale assoluto. La borsa di studio massima per uno studente fuori sede con ISEE inferiore a 27.948 euro è di circa 7.072 euro annui — poco meno di 590 euro mensili su undici mesi. Il saldo è negativo già prima di aver messo un piede fuori di casa. E questo senza considerare vitto, trasporti, materiale didattico e spese varie, che portano il costo complessivo della vita a Milano ben oltre i 1.200 euro mensili.
Bologna e Roma non stanno meglio. A Bologna il margine residuo dopo l'affitto è di circa 40 euro al mese. A Roma, dove le stanze singole costano mediamente 620 euro, la borsa non basta nemmeno a coprire l'alloggio. In entrambe le città, uno studente che dipende interamente dalla borsa di studio non ha risorse per il resto.
Costo affitto vs borsa di studio: confronto per città (2026)

Il paradosso degli studentati pubblici
La risposta istituzionale al caro affitti avrebbe dovuto essere il piano PNRR per le residenze universitarie: 1,2 miliardi di euro stanziati con l'obiettivo di creare 60.000 nuovi posti letto entro giugno 2026. Un impegno ambizioso, che avrebbe quasi raddoppiato l'offerta pubblica disponibile.
In Italia ci sono 830.000 studenti universitari fuori sede non pendolari. I posti letto nelle residenze pubbliche sono circa 40.000. Uno su venti riesce ad accedervi.
Nella realtà, i posti letto effettivamente creati sono stati meno di 5.000. Molti dei numeri rendicontati al Ministero corrispondevano a posti già esistenti, semplicemente censiti per la prima volta. Le lunghe liste d'attesa per gli studentati pubblici spingono ogni anno migliaia di studenti verso il mercato privato — dove i prezzi, senza concorrenza pubblica reale, continuano a salire.
A questo si aggiunge un fenomeno che ha aggravato ulteriormente la situazione: la proliferazione degli affitti brevi nelle città universitarie. A Venezia, Milano, Bologna e Roma, appartamenti che fino a qualche anno fa venivano affittati agli studenti sono stati convertiti in Airbnb, riducendo ulteriormente l'offerta e alzando i prezzi del residuo. Il risultato è un mercato compresso su sé stesso, dove la domanda cresce e l'offerta accessibile si restringe.
Chi ci rimette di più
Le conseguenze di questo squilibrio non sono distribuite in modo uniforme. A pagare il prezzo più alto sono gli studenti meritevoli provenienti da famiglie con redditi medi — troppo alti per accedere alle borse di studio più generose, troppo bassi per sostenere senza difficoltà il costo della vita in una grande città universitaria. Questa fascia grigia — che in Italia è molto ampia — si trova di fronte a una scelta sempre più frequente: rinunciare all'ateneo desiderato per sceglierne uno vicino a casa, oppure caricare sulla famiglia un peso economico che non sempre è sostenibile.
Gli studenti del Sud che aspirano agli atenei del Nord sono i più esposti. La mobilità geografica, che dovrebbe essere un diritto, diventa di fatto un filtro di classe. Un ragazzo di Reggio Calabria che vorrebbe studiare al Politecnico di Milano o alla Bocconi deve fare i conti con costi che, sommati, possono superare i 15.000-19.000 euro l'anno. Una cifra che molte famiglie non possono sostenere, indipendentemente dal talento del figlio.
Il 62% degli studenti fuori sede dichiara difficoltà concrete nella ricerca di un alloggio. Per molti, l'affitto assorbe fino all'80% del budget mensile disponibile.
Le agevolazioni disponibili: cosa esiste e cosa non basta
Il sistema di supporto esistente non è inesistente, ma è frammentato e insufficiente. Le borse di studio regionali coprono una parte della popolazione studentesca, con requisiti di reddito (ISEE universitario sotto i 27.948 euro) e di merito variabili da ateneo ad ateneo. Il bonus affitto fuori sede, confermato dalla Legge di Bilancio 2026, è destinato agli studenti con ISEE inferiore a 20.000 euro, ma l'importo massimo erogabile è di 279 euro — una cifra che a Milano non arriva a coprire nemmeno la metà dell'affitto.
Esiste poi la detrazione IRPEF del 19% sulle spese di affitto per studenti fuori sede, applicabile fino a 2.633 euro annui per un rimborso massimo di circa 500 euro l'anno. Una misura utile ma accessibile solo a chi ha già la liquidità per pagare l'affitto mese per mese — e quindi di scarso aiuto per chi è in difficoltà strutturale.
Cosa fare prima di scegliere
Per le famiglie che stanno valutando oggi l'iscrizione universitaria di un figlio, il consiglio più concreto è iniziare dal calcolo reale dei costi totali — non solo le tasse, ma l'intero pacchetto abitativo — prima di decidere la città e l'ateneo. La differenza tra studiare a Torino e a Milano, a parità di qualità accademica, può essere di 200-300 euro al mese solo sull'affitto.
Vale la pena verificare l'offerta di residenze universitarie dell'ateneo scelto — molti atenei gestiscono posti letto convenzionati a prezzi molto inferiori al mercato — e controllare con anticipo le scadenze per i bandi di borsa di studio regionali, che in molti casi si aprono già in primavera per l'anno accademico successivo. Le recensioni di studenti già iscritti, disponibili su Classifica Scuole per gli istituti presenti in piattaforma, possono fornire informazioni preziose sull'esperienza reale della vita fuori sede in quella città e in quell'ateneo.
Scegliere l'università giusta non significa scegliere quella più prestigiosa in assoluto. Significa trovare il percorso giusto che sia anche — concretamente — sostenibile.
Fonti: Osservatorio Cercoalloggio.com 2025; LiveUniversity, febbraio 2026; Unione degli Universitari — report "Affitti studenti"; Ministero dell'Università e della Ricerca — dati borse di studio 2025/2026; Codacons; PNRR — Piano residenze universitarie.


