Tecnici e professionali verso il nome "liceo"
Il ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha annunciato l'intenzione di inserire in un prossimo decreto legge una misura per ridefinire la denominazione degli istituti tecnici e professionali, estendendo anche a essi la qualifica di "licei", con l'obiettivo dichiarato di superare la storica gerarchia culturale che ha penalizzato l'istruzione tecnica rispetto a quella classica e scientifica.
Il ministro ha però precisato che non si tratta di "liceizzare" i tecnici o i professionali, ma di dare pari dignità anche nella denominazione rispetto ai licei, con programmi, quadri orari e sbocchi che resterebbero quelli di ciascun indirizzo. Per diventare operativo, il cambio di etichetta ha comunque bisogno del decreto legge annunciato, che al momento non è stato ancora presentato.
Questa proposta si inserisce in un percorso di riforma già avviato: dall'anno scolastico 2026/2027 è entrato a regime il modello "4+2", che prevede quattro anni di scuola superiore seguiti da due anni negli ITS Academy, gli istituti dedicati alla formazione tecnologica e professionalizzante post-diploma, con l'obiettivo di ridurre la distanza tra il sistema scolastico e le richieste delle imprese. Il quadro normativo di riferimento è il decreto ministeriale 29 del 19 febbraio 2026, che attua gli articoli 26 e 26-bis del decreto-legge 144/2022 e ridefinisce indirizzi, articolazioni e monte ore dei tecnici.
Non mancano le critiche: secondo i sindacati, la nuova struttura privilegerebbe le esigenze produttive immediate a scapito della preparazione culturale di base necessaria per eventuali riconversioni professionali future.
Tetto agli studenti stranieri in classe e divieto di burqa: l'annuncio di Meloni
Il capitolo più controverso arriva dal palco di Fenix, la festa di Gioventù Nazionale (organizzazione giovanile di Fratelli d'Italia), dove domenica 20 settembre la premier Giorgia Meloni ha anticipato un provvedimento in arrivo al Consiglio dei ministri. Le misure annunciate sono tre:
Un tetto per legge al numero massimo di studenti stranieri per classe
L'obbligo per i genitori di studenti stranieri con gravi problemi di inserimento scolastico di imparare l'italiano
Il divieto di indossare burqa e niqab a scuola
Meloni ha motivato la proposta dicendo che non è accettabile che in una classe italiana siano i bambini italiani a sentirsi in minoranza, definendo la questione del velo integrale "una questione di civiltà" e sostenendo che a scuola si debba andare a viso scoperto. Va segnalato che si tratta per ora solo di un annuncio politico: non è stata indicata una data né illustrato un testo già definito. Sul piano normativo, l'Italia non ha attualmente un divieto nazionale specifico su burqa e niqab in tutti gli spazi pubblici: l'articolo 5 della legge 152 del 1975 vieta, senza giustificato motivo, l'uso in luogo pubblico di caschi o altri mezzi che rendano difficoltoso il riconoscimento della persona, ma non è una norma pensata specificamente per il velo integrale. Un intervento parallelo è previsto anche in una proposta di legge depositata a marzo dalla Lega al Senato, che punta a modificare proprio quell'articolo.
Le reazioni sono state immediate e polarizzate. Le opposizioni e diversi osservatori hanno sollevato dubbi sui profili di delicatezza costituzionale e sui rischi di discriminazione, oltre alla difficoltà pratica di individuare criteri oggettivi per applicare un tetto percentuale di studenti stranieri. Anche tra i dirigenti scolastici sono emerse perplessità sull'applicazione concreta della norma nelle zone dove gli studenti di origine straniera sono già in numero elevato.
Il quadro d'insieme
Le due riforme, pur nascendo da logiche diverse, una di valorizzazione della filiera tecnica, l'altra di stampo identitario-securitario, arrivano nella stessa settimana e disegnano un'agenda scolastica del governo Meloni particolarmente attiva in questo scorcio di settembre 2026. Per entrambe si è ancora nella fase degli annunci: i testi definitivi (decreto legge per la "liceizzazione", disegno di legge per stranieri e burqa) non sono ancora stati depositati, e sarà da seguire il loro iter in Parlamento e le eventuali modifiche rispetto a quanto anticipato.



