Ogni anno, quando il Ministero dell'Istruzione pubblica i dati sulle iscrizioni alle scuole superiori, torna puntuale lo stesso titolo: il liceo classico è in calo. È diventato quasi un rituale, una notizia attesa e commentata con un misto di preoccupazione e rassegnazione. Ma quest'anno i numeri hanno raggiunto una soglia che in molti considerano critica.
Per l'anno scolastico 2026/2027, il liceo classico si attesta al 5,20% delle iscrizioni. Era al 5,37% l'anno scorso, al 5,8% qualche anno prima, al 6,8% nel 2018/2019. Nel 2010 lo sceglieva l'8% degli studenti. In meno di quindici anni, ha perso quasi metà della sua quota. Il ministro Valditara ha indicato la soglia del 5% come una vera e propria linea d'allerta: se venisse superata al ribasso, l'esistenza di molti istituti — specialmente nelle grandi città del Nord — sarebbe concretamente a rischio.
Solo a Milano, negli ultimi cinque anni, il liceo classico ha perso circa 1.500 studenti. In Lombardia oggi lo sceglie appena il 3,19% dei diplomandi delle medie.
Non si tratta di un crollo improvviso. È una tendenza strutturale, lenta ma costante, che nessun intervento ha finora invertito. E che vale la pena capire davvero — non per difendere o attaccare un indirizzo scolastico, ma per comprendere cosa sta cambiando nel modo in cui le famiglie italiane pensano all'istruzione e al futuro dei propri figli.
Non è solo il classico a perdere terreno
Il dato del classico è quello che fa più rumore, ma il fenomeno è più ampio. Anche il liceo scientifico tradizionale scende, dal 13,53% al 13,16%. Il linguistico passa dall'8,01% al 7,69%. Tutti i licei storici, quelli nati nel Novecento come percorsi di preparazione alle élite culturali e professionali, stanno cedendo quote.
A crescere sono invece gli indirizzi che le famiglie percepiscono come più versatili o più vicini alle competenze richieste oggi. Il liceo delle scienze umane sfiora l'8% delle iscrizioni. L'opzione economico-sociale sale al 4,55%. I licei musicali e coreutici crescono. E il nuovo liceo del Made in Italy — nonostante parta da percentuali ancora marginali — ha registrato un aumento del 32,5% in un solo anno.
Il quadro che emerge non è quello di famiglie che abbandonano i licei: i licei nel complesso tengono, al 55,88%. È piuttosto una redistribuzione interna, uno spostamento silenzioso verso percorsi percepiti come più connessi al presente.
Cosa spinge le famiglie ad allontanarsi dal classico
Le ragioni sono diverse, e sarebbe sbagliato ridurle a una sola. La più citata è la questione della spendibilità: in un sistema scolastico e universitario che richiede sempre più competenze specifiche, il latino e il greco antico vengono percepiti da molte famiglie come un investimento di tempo difficile da giustificare. Se si sceglie il liceo, lo scientifico garantisce un accesso più ampio ai corsi universitari — dalla medicina all'ingegneria, dall'economia alle scienze — rispetto al classico, il cui sbocco naturale è più circoscritto.
C'è poi una questione di comunicazione. Il liceo classico fatica a raccontarsi in modo efficace alle famiglie di oggi. I suoi difensori più appassionati tendono a insistere sul valore intrinseco della cultura umanistica, sul pensiero critico, sulla formazione della persona. Argomenti autentici e profondi — ma che rischiano di sembrare astratti a un genitore che si chiede concretamente cosa farà suo figlio a vent'anni.
I diplomati del classico che proseguono all'università mostrano tassi di occupazione solidi, comparabili o superiori ad altri indirizzi liceali. Ma questa informazione raramente arriva alle famiglie durante il processo di orientamento.
C'è infine un effetto geografico rilevante. Il divario tra Nord e Sud è netto: in Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto le percentuali sono le più basse d'Italia — rispettivamente 3,19%, 2,83% e 3%. Nel Lazio e in Calabria si supera l'8%, in molte regioni del Sud si va oltre il 6%. Il classico resiste meglio dove la cultura umanistica ha radici più profonde nel tessuto sociale, e dove il mercato del lavoro locale non esercita la stessa pressione verso le competenze tecnico-scientifiche.

Cosa cambia nelle scuole
Le conseguenze pratiche si vedono già. Nelle grandi città del Nord, diversi istituti che ospitano il classico come indirizzo tra gli altri, stanno perdendo le classi prime per mancanza di iscritti. Quando una classe non raggiunge il numero minimo di alunni, semplicemente non parte. Alcune scuole storiche hanno già perso due o tre classi negli ultimi anni.
Il dibattito su come rispondere è aperto e acceso. C'è chi propone di modernizzare l'offerta didattica del classico, introducendo elementi di coding, media literacy o tematiche ambientali — per costruire un ponte tra la tradizione umanistica e le competenze contemporanee. C'è chi invece difende l'impianto originario, convinto che il valore del classico stia proprio nella sua apparente inutilità pratica: la capacità di formare menti capaci di ragionare su qualsiasi problema. E c'è chi avanza l'ipotesi di accorpamenti tra indirizzi, come un possibile liceo classico-artistico, per raggiungere numeri sostenibili.
Nessuna di queste strade è semplice, e tutte toccano questioni identitarie profonde per chi ha scelto di dedicare la propria vita a insegnare greco e latino.
Una scelta che resta valida, per il profilo giusto
Tutto questo non significa che il liceo classico sia una scelta sbagliata. Significa che è diventata una scelta più consapevole — e che richiede, più di prima, una riflessione onesta sul tipo di studente che si è e sul percorso universitario che si vuole intraprendere.
Per uno studente con una forte vocazione umanistica, che si immagina all'università in lettere classiche, filosofia, giurisprudenza, archeologia o storia dell'arte, il classico offre ancora una preparazione difficilmente paragonabile. La capacità di analisi del testo, il rigore logico richiesto dalla traduzione, la familiarità con le radici della cultura europea: sono competenze reali, che si ritrovano poi nell'università e nel lavoro.
Il problema non è il percorso in sé. È la mancanza di orientamento che aiuti le famiglie a capire se quel percorso è quello giusto per il loro figlio specifico. Le recensioni di studenti e genitori presenti su Classifica Scuole sugli istituti che offrono il classico possono essere un punto di partenza utile: non per sostituire il confronto diretto con la scuola, ma per raccogliere esperienze reali da chi quella scelta l'ha già fatta.
Fonti: Ministero dell'Istruzione e del Merito — dati iscrizioni a.s. 2026/2027; AlmaLaurea — Profilo dei laureati 2024; La Tecnica della Scuola; Voce della Scuola.



