C'è un dato, tra le iscrizioni 2026/2027, che merita più attenzione di quanta ne abbia ricevuta. I percorsi quadriennali della filiera tecnologico-professionale, la cosiddetta filiera "4+2", hanno quasi raddoppiato gli iscritti: da circa 5.400 dell'anno precedente a oltre 10.500, con un totale di studenti coinvolti che supera quota 20.000 e una crescita particolarmente forte nel Mezzogiorno.
Il modello è semplice nella struttura e ambizioso nell'obiettivo: quattro anni di scuola secondaria a forte vocazione tecnico-professionale, seguiti da un percorso di alta specializzazione presso gli ITS Academy. L'idea di fondo è ridurre il divario, oggi notevole, tra le competenze che la scuola forma e quelle che il mondo del lavoro cerca.
Il resto del quadro racconta un'Italia che cambia lentamente. I licei restano la scelta prevalente con quasi il 56% delle preferenze, sostanzialmente stabili. Gli istituti tecnici flettono leggermente, i professionali crescono un po', e il giovane Liceo del Made in Italy segna un incremento a doppia cifra.
Ma è la filiera 4+2 il segnale più interessante, perché indica un'apertura culturale. Per anni, in Italia, la formazione tecnica è stata percepita come scelta di "serie B". Numeri come questi suggeriscono che qualcosa si stia muovendo nella percezione delle famiglie, soprattutto dove il legame tra istituto e tessuto produttivo locale è forte e visibile.
Per le famiglie, la lezione è chiara: la scelta della scuola superiore non è più solo licei contro istituti tecnici. È una mappa di percorsi sempre più articolata, dove conta capire dove ciascuna strada porta davvero, in termini di proseguimento degli studi e di sbocchi occupazionali.
Orientarsi, oggi, significa guardare ai dati prima ancora che alle tradizioni di famiglia.
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