Dietro le quinte dell'Ariston si muovono decine di figure altamente specializzate, ciascuna con un percorso formativo preciso, anni di studio alle spalle e una carriera strutturata davanti. Registi televisivi, direttori della fotografia, autori, coreografi, scenografi, sound designer, musicisti d'orchestra: sono loro i veri artefici dello spettacolo più visto d'Italia.
Quanti ragazzi guardano Sanremo sognando il palco, senza sapere che esistono carriere altrettanto straordinarie — appassionanti, ben remunerate, profondamente creative — nell'ecosistema che quel palco lo costruisce?
Il regista televisivo: il cervello della diretta
Il regista del Festival di Sanremo coordina in tempo reale decine di telecamere, decide ogni inquadratura, gestisce i tempi di una diretta che va in onda davanti a 14 milioni di spettatori. È una delle regie televisive più complesse d'Europa: nessun margine di errore, nessuna possibilità di "tagliare e ricominciare".
La formazione per diventare regista televisivo passa principalmente dal Centro Sperimentale di Cinematografia (CSC) di Roma, la più antica e prestigiosa scuola di cinema e audiovisivo in Italia, con sede anche a Milano. Il percorso è selettivissimo — pochi posti, centinaia di candidati. Tra le scuole private di riferimento ci sono la Civica Scuola di Cinema Luchino Visconti di Milano, la Scuola Holden di Torino, il DAMS (Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo) presente in molte università italiane con indirizzo cinema e televisione.
Le attitudini fondamentali sono il pensiero visivo, la capacità di prendere decisioni rapide sotto pressione, la conoscenza tecnica approfondita dei mezzi audiovisivi e una naturale predisposizione alla leadership. Gli sbocchi professionali spaziano dalla regia televisiva (fiction, programmi di intrattenimento, eventi in diretta) alla regia cinematografica, fino alla regia teatrale e pubblicitaria.
Il direttore della fotografia e il lighting designer: i pittori della luce
Ogni esibizione a Sanremo ha una sua "firma" luminosa: la luce che cambia colore, che crea atmosfera, che amplifica l'emozione del brano. Dietro questo c'è il lavoro congiunto del direttore della fotografia (o DoP, Director of Photography) e del lighting designer, due figure distinte ma complementari.
Il direttore della fotografia è responsabile della qualità visiva dell'immagine ripresa: decide gli obiettivi, la profondità di campo, il posizionamento delle telecamere in relazione alla luce. Il lighting designer progetta invece l'intero impianto illuminotecnico, lavorando settimane prima della diretta per costruire le atmosfere di ogni singola canzone.
La formazione avviene prevalentemente al Centro Sperimentale di Cinematografia e nelle facoltà di Scenografia delle Accademie di Belle Arti (dove esiste spesso un indirizzo scenotecnico). Per il lighting design specifico dello spettacolo dal vivo, percorsi specializzati si trovano all'IED (Istituto Europeo di Design) e allo IULM di Milano. In questo campo l'apprendistato pratico — lavorare come assistente su set e spettacoli — è altrettanto importante del percorso accademico.
Gli autori: le architetture invisibili dello spettacolo
Quando Carlo Conti o Amadeus salgono sul palco con una battuta perfetta al momento giusto, dietro c'è un autore. Gli autori televisivi scrivono i testi, costruiscono la scaletta, inventano i siparietti, gestiscono i tempi narrativi di una serata di 4 ore. Sono la spina dorsale drammaturgica di uno show.
A questa figura si affiancano gli autori dei brani in gara: parolieri e compositori che lavorano mesi per costruire un pezzo adatto al formato Sanremo, con tutte le sue specificità (durata, arrangiamento orchestrale, resa televisiva).
Per la scrittura creativa e la sceneggiatura esistono percorsi universitari al DAMS e corsi specifici alla Scuola Holden di Torino, al Laboratorio Formentini di Milano, all'Accademia di Scrittura di Roma. Per la composizione musicale, il percorso passa dai Conservatori Statali, dove esiste un indirizzo specifico in Composizione. Le attitudini chiave sono la capacità narrativa, l'empatia con il pubblico e una conoscenza profonda del linguaggio televisivo.
Il coreografo: il corpo come linguaggio
Le coreografie di Sanremo non sono semplici "balletti di contorno": sono costruzioni visive che devono dialogare con la musica, amplificare il messaggio del brano e funzionare sia dal vivo che attraverso lo schermo televisivo. Il coreografo dello show televisivo è un professionista ibrido, che conosce la danza ma pensa in termini cinematografici.
In Italia, la formazione coreutica di eccellenza si trova nelle Accademie di Danzariconosciute AFAM — su tutte l'Accademia Nazionale di Danza di Roma, istituzione pubblica di riferimento — e in scuole private di altissimo livello come la Scuola di Ballo del Teatro alla Scala di Milano, che forma professionisti del balletto classico e contemporaneo per i principali teatri del mondo. Per chi si orienta verso la danza contemporanea e il movimento teatrale, l'Accademia Teatro alla Scala, l'Opus Ballet di Firenze e diverse scuole private accreditate offrono percorsi professionalizzanti rigorosi.
Gli sbocchi sono molteplici: danzatore in compagnie nazionali e internazionali, coreografo per teatro, televisione, cinema, videoclip, pubblicità, eventi dal vivo.
Lo scenografo: costruire mondi in pochi giorni
Il palco dell'Ariston cambia ogni sera. Le scenografie di Sanremo — sempre più elaborate, con uso di LED wall, strutture architettoniche temporanee, elementi visivi di grande impatto — sono progettate mesi prima e realizzate in tempi strettissimi. Lo scenografo televisivo deve coniugare la visione artistica con la conoscenza precisa dei materiali, dei vincoli tecnici del palcoscenico e delle esigenze della ripresa televisiva.
La formazione passa dalle Accademie di Belle Arti (con indirizzi in Scenografia presenti in quasi tutti i principali atenei artistici italiani: Brera a Milano, l'Accademia di Roma, quella di Bologna, di Firenze), dai percorsi universitari in Architettura degli Interni e dall'IED. È una professione dove il portfolio conta quanto il titolo di studio, e dove i tirocini presso teatri, studi televisivi e agenzie di eventi sono fondamentali per entrare nel mercato.
Il musicista professionista e l'orchestra: vent'anni di studio per tre minuti in diretta
L'orchestra del Festival di Sanremo è composta da decine di strumentisti professionisti. Quando li vedi sullo sfondo, quasi in penombra, stanno suonando dal vivo — in diretta nazionale, senza possibilità di errore — brani arrangiati in modo da accompagnare artisti con stili completamente diversi, spesso con poche ore di prove.
Diventare orchestrale o turnista è un percorso che richiede una delle formazioni più lunghe e selettive che esistano. Si inizia tra i 6 e i 10 anni con lo studio di uno strumento, si passa attraverso il liceo musicale o la frequenza parallela al conservatorio, e si approda alla laurea triennale e magistrale nei Conservatori Statali di Musica, istituzioni AFAM equiparate alle università.
Tra i più prestigiosi: il Conservatorio "Giuseppe Verdi" di Milano, il Conservatorio "Santa Cecilia" di Roma, il Conservatorio "San Pietro a Majella" di Napoli (tra i più antichi del mondo), il Conservatorio "Luigi Cherubini" di Firenze e il Conservatorio "Benedetto Marcello" di Venezia. Per chi si orienta verso i nuovi linguaggi musicali — pop, jazz, produzione — il CPM Music Institute di Milano e la Scuola di Musica di Fiesolerappresentano eccellenze di riferimento.
Il mercato del lavoro per i musicisti è più articolato di quanto si immagini: posizioni stabili nelle orchestre sinfoniche e nelle fondazioni liriche (La Scala, il San Carlo, l'Opera di Roma), la carriera da turnista per produzioni televisive, cinematografiche e discografiche, la composizione per cinema e media — settore in forte crescita — e l'insegnamento nei conservatori e nei licei musicali.
Un ecosistema professionale che nessuno racconta
Sanremo è ogni anno una delle produzioni televisive più complesse d'Europa. Mobilita centinaia di professionisti con formazioni altamente specializzate, costruite in anni di studio e pratica. È anche, se lo si guarda con gli occhi giusti, una finestra su un mercato del lavoro creativo e culturale che l'Italia fatica a valorizzare e comunicare ai giovani.
La scelta della scuola giusta — che si tratti di un conservatorio, un'accademia di belle arti, una scuola di cinema o una scuola di danza — è il primo passo di un percorso professionale lungo e appassionante. Una scelta che merita informazioni accurate, confronti trasparenti e le esperienze di chi quella strada l'ha percorsa davvero.
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