I numeri parlano chiaro. Secondo l'ultima rilevazione ISTAT sull'abbandono scolastico precoce — l'indicatore europeo noto come ELET, Early Leavers from Education and Training — in Italia il tasso di dispersione scolastica nel 2025 si attesta all'8,2%. Un dato che non solo segna il punto più basso degli ultimi anni, ma porta il Paese al di sotto della soglia del 9% fissata dall'Agenda 2030 dell'Unione Europea, traguardo raggiunto con cinque anni di anticipo.
Il confronto storico rende ancora più evidente l'entità del cambiamento. Nel 2020 l'Italia registrava una dispersione del 14,2%, oltre quattro punti percentuali al di sopra dell'obiettivo europeo dell'epoca, fissato al 10%. Da lì, la discesa è stata costante: 11,5% nel 2022, 10,5% nel 2023, 9,8% nel 2024, fino all'attuale 8,2%. Considerando soltanto gli studenti con cittadinanza italiana, il dato scende ulteriormente al 6,7%, una delle performance più solide in Europa.
A dare il senso della portata del risultato è anche il confronto con altri Paesi tradizionalmente considerati modelli di sistema educativo. Nel 2024, la Germania registrava un tasso di dispersione del 12,9%; Estonia e Danimarca erano rispettivamente all'11% e al 10,4%; la Finlandia al 9,6%. In molti di questi Paesi, peraltro, il trend degli ultimi anni è andato nella direzione opposta, con un aumento progressivo degli abbandoni.
Il Ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha commentato i dati attribuendo il miglioramento a un insieme di misure avviate nel corso degli ultimi anni: l'introduzione di Agenda Sud e Agenda Nord, orientate allo sviluppo di didattiche innovative, e il Decreto Caivano, che ha rafforzato le procedure di contrasto alla violazione dell'obbligo scolastico. Significativo, in questo senso, il caso della Campania, dove nell'anno scolastico 2024/2025 sono stati recuperati circa 8.000 studenti che avevano abbandonato il percorso di studi.
Rimane aperta, tuttavia, una criticità strutturale che i dati non possono nascondere: tra gli studenti con cittadinanza straniera il tasso di abbandono si attesta ancora al 26,2%, pur in calo rispetto al 30,1% del 2022. È un divario che riflette fragilità linguistiche, economiche e di integrazione che richiedono risposte mirate. Il governo ha stanziato oltre 13 milioni di euro per il potenziamento dell'insegnamento dell'italiano come seconda lingua, con la formazione di mille docenti specializzati dedicati agli studenti di recente arrivo.
Sul fronte delle riforme strutturali, il recente rapporto OCSE "Fondamenti della crescita e della competitività 2026" ha citato espressamente la riforma italiana del modello "4+2" per l'istruzione tecnica e professionale, riconoscendone la coerenza con le esigenze del mercato del lavoro.
Per le famiglie che oggi si trovano a scegliere la scuola giusta per i propri figli, questi dati hanno una rilevanza concreta. La dispersione scolastica non è un fenomeno astratto: spesso nasce da una scelta formativa mal calibrata, da un ambiente scolastico poco adatto alle caratteristiche del singolo studente, da un'assenza di informazioni adeguate al momento dell'orientamento. Ridurre il tasso di abbandono significa, anche, migliorare la qualità delle scelte. È esattamente su questo terreno che strumenti come Classifica Scuole — con recensioni, dati comparativi e indicatori di qualità per ogni istituto — possono fare la differenza: non come alternativa alle politiche pubbliche, ma come infrastruttura di informazione che le famiglie possono usare ogni giorno.
Il risultato del 2025 è un segnale incoraggiante. La strada verso un sistema educativo più equo e meno dispersivo passa anche dalla capacità di mettere ogni studente nella scuola in cui può davvero crescere.



